La gestione appartamenti Airbnb a Napoli: tra problemi e sfide per il futuro

La gestione appartamenti Airbnb a Napoli  vuol dire crescita economica e riscatto sociale per la città. Leggendo i dati forniti dal noto portale, infatti, ci si rende conto che il fenomeno in città è oramai diffuso ed è in netta crescita. Napoli infatti figura al quinto posto della graduatoria nazionale, alle spalle di Roma, Milano, Venezia e Firenze. Gli host, che mettono a disposizione dei turisti la loro casa vacanze,  sono più 3000. Un numero che cresce anno dopo anno e che fa capire come il fenomeno gli affitti brevi si sia tramutato oramai in una valanga.

Un fenomeno che ha cambiato il panorama cittadino

Entrando negli appartamenti Airbnb, ci si accorge subito che il primo effetto per i proprietari è proprio quello auspicato in origine dagli inventori del portale californiano.  Avere una casa vacanze Airbnb fa quadrare i conti a fine mese e, nello stesso tempo, dà la possibilità di conoscere tante persone. Attraverso Airbnb, infatti, arrivano viaggiatori da tanti paesi del mondo. Si tratta persone abituate ad alloggiare negli appartamenti perché ritengono che, in questo modo, si conosca meglio la cultura di un posto. E a Napoli soggiornare in una casa vacanze, magari in pieno centro, vuol dire immergersi pienamente nei costumi e nelle tradizioni secolari cittadine. Tutti gli ospiti, tra l’altro, si registrano sul sito con le loro credenziali e, perciò, le brutte sorprese sono davvero ridotte al lumicino.

Inoltre Airbnb assiste sia i proprietari che curano la gestione affitti brevi, sia gli ospiti. E ciò avviene  dal momento della prenotazione fino alla fine del soggiorno. La tutela dei diritti tanto dei fornitori quanto degli utenti, d’altronde, è uno dei requisiti che rendono virtuosa la home sharing.

L’aspetto economico

Ma quanto costa un appartamento Airbnb a Napoli? Scorrendo gli annunci delle oltre 3000 case vacanze – ma in alcuni casi anche singole stanze – presenti sul portale, emerge un quadro eterogeneo. I prezzi variano infatti tra i 40 e 100 euro giornalieri. La fascia più diffusa, tuttavia, è quella ricompresa tra i 60 e gli 80 (in pieno centro storico), quasi sempre per due persone. Le transazioni vengono effettuate online al sito, che poi provvede a liquidare l’host il giorno dopo l’arrivo del suo ospite.

Ma il reale problema per gli host resta il ricavo medio annuale: troppo basso per farne un lavoro a tempo pieno. E in effetti, sulla base dei dati forniti dal portale, si scopre che il reddito del 49% degli host è inferiore al reddito medio pro capite in Italia. Questo perchè pochi proprietari sfruttano appieno le potenzialità di Airbnb (ben l’87% di essi ha solo uno o due annunci attivi sulla piattaforma) e degli affitti brevi (infatti la durata media di un soggiorno è di 3,6 notti).

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